"Jazz, Blues, Cool"


Il significato nascosto delle parole nella musica swing e blues

Vi siete mai domandati cosa significhino veramente espressioni come “jazz”, “blues”, “shimmy”, “jam” o “jelly roll”?

Nonostante la musica swing e blues esprima con inconfondibile chiarezza lo spettro delle emozioni umane, ricorre spesso a parole dai significati piuttosto oscuri, risalenti alle tradizioni africane degli schiavi, delle comunità contadine del Delta del Mississippi o delle comunità creole migrate nelle grandi città americane all’inizio del secolo scorso. 

Di queste espressioni la musica swing e blues è veramente ricca, ma c’è chi si è occupato di scoprirne i significati e le origini. Questa è stata infatti la missione portata avanti negli ultimi anni dalla musicista e giornalista americana Debra Devi, che nel suo libro “The Language of the Blues” ha svelato i contorni oscuri di queste parole tanto udite e altrettanto misteriose.

Vediamo quindi cosa significano e da dove si originano queste parole:

Jazz: trova la sua radice nelle lingu Bantu e Wolof. La radice Bantu di “ballare” è Ja. Per dire “fare ballare” si raddoppia la radice del verbo in jaja. In Wolof, yees significa diventare estremamente vivi ed energetici. Si evolse poi nello slang del sud “jass” per indicare il rapporto sessuale. Queste sono due delle possibili fonti del termine jazz, ma alcuni linguisti dichiarano che jazz sia una variazione di “jizz”, probabilmente derivato dal verbo Ki-Kongo dinza, “scaricare il proprio seme”. 

consigli da ascoltare: The world’s Jazz Crazy and so am I (Trixie Smith and Fletcher Henderson) 

 

Blues & Cool: la parola blues trova la sua radice nei valori estetici della cultura musicale afro americana. In questo senso, entrano in gioco anche i principi africani riguardo l’improvvisazione musicale e l’estetica del “cool”. Nella cultura Yoruba per esempio, l’abilità di connettersi con la propria divinità interna è definita “coolness”, e il colore per rappresentare questa qualità è appunto il blu! Solo in un momento successivo si inizia a parlare di blues come versione abbreviata di the blues devil, espressione che intendeva descrivere il senso di allucinazione e movimento legato al consumo di alcolici, dato da uno stato di depressione e agitazione: non è un caso che molti brani blues abbiano una vena melanconica e che esprimano sentimenti di smarrimento, anche a fronte di ritmi allegri e sostenuti.

consigli da ascoltare: Me and the Devil Blues (Robert Johnson)

 

Shimmy: era un ballo diffuso al Cotton Club di Harlem negli anni 20, ma la sua origine viene dai juke joint a metà del 1800. Venne chiamato così in modo evocativo delle camicie di seta che le donne indossavano per uscire la sera. Per ballare lo shimmy, le donne scuotevano le proprie spalle avanti e indietro per far sì che si muovesse il petto a destra e sinistra. Uno studio dei Dance History Archives afferma che gli schiavi portarono questo movimento da un ballo della cultura Yoruba chiamato “shika” che appunto prevedeva che si muovessero le spalle in questo modo. Dal 1908 si inizia a trovare il riferimento a questo ballo anche nei testi delle canzoni, fino ad arrivare in modo consistente anche alla cultura bianca tramite una flapper delle Ziegfeld Follies, Gilda Gray, che divenne famosa per il suo shimmy, all’epoca considerato molto scandaloso. Prima di lei, Mae West era diventata famosa per il suo shimmy (anche detto “Shimmy sha wobble”, eseguito durante il suo spettacolo di burlesque “Baby Vamp” nel 1905.

consigli da ascoltare: Flamin Mamie (Koko Taylor) 

 

Jam: fare Jam significa improvvisare insieme. Questa parola trova le sue radici nella lingua Wolof degli schiavi, i quali all’inizio del ‘700 chiamavano jama i momenti ricreativi in cui si incontravano per divertirsi. Le Jam sono stati anche i momenti in cui musicisti e non venivano in contatto, creando sia momenti musicali che sfide di ballo. Elliott Sharp, musicista multi strumentale e compositore, ha definito in questo modo le jam: “la Jam, e quindi l'improvvisazione, è la manifestazione immediata e spontanea dell'intelligenza musicale viscerale”.

Jelly Roll: si trattava di un dolce fatto con del pan di spagna spalmato con marmellata o con un mix di marmellata e crema e arrotolato in una specie di tronchetto. Il Jelly Roll è anche una dei tanti eufemismi culinari per indicare i genitali femminili: gli uomini cantavano di voler assaggiare dei buoni tronchetti alla marmellata, mentre alcune cantanti donne si vantavano che “nessuno in città sa cucinare un tronchetto alla marmellata buono come il mio”.

È interessante notare che “jelly” era un soprannome molto popolare per i bluesman, specialmente quelli che suonavano in modo morbido e veloce, come nel caso del pianista Jelly Roll Morton. 

Con Jelly è anche considerata una americanizzazione della parola Mandingo jali, cioè i poeti, musicisti e cantastorie itineranti che mantenevano viva la tradizione orale in alcune parti dell'Africa occidentale.

consigli da ascoltare: Ain't Gonna Give Nobody None of My Jelly Roll (Louis Armstrong)

 

consigli da ascoltare: Nobody In Town Can Bake A Sweet Jelly Roll Like Mine (Bessie Smith)

 

Curiosi di scoprire altri significati? Il libro di Debra Devi è davvero ricco di queste informazioni, e certamente una lettura fortemente consigliata!

 

 

Bibi

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